"La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in un solo giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Infatti si cominciò a negare l'impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto — che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo — di ammaestrare, cioè, le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste; quindi la si sottomise al potere civile e fu lasciata quasi all'arbitrio dei principi e dei magistrati. Si andò più innanzi ancora: vi furono di quelli che pensarono di sostituire alla religione di Cristo un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono Stati i quali opinarono di poter fare a meno di Dio, riposero la loro religione nell'irreligione e nel disprezzo di Dio stesso.
I pessimi frutti, che questo allontanamento da Cristo da parte degli individui e delle nazioni produsse tanto frequentemente e tanto a lungo, Noi lamentammo nella Enciclica Ubi arcano Dei e anche oggi lamentiamo: i semi cioè della discordia sparsi dappertutto; accesi quegli odii e quelle rivalità tra i popoli, che tanto indugio ancora frappongono al ristabilimento della pace; l’intemperanza delle passioni che così spesso si nascondono sotto le apparenze del pubblico bene e dell’amor patrio; le discordie civili che ne derivarono, insieme a quel cieco e smoderato egoismo sì largamente diffuso, il quale, tendendo solo al bene privato ed al proprio comodo, tutto misura alla stregua di questo; la pace domestica profondamente turbata dalla dimenticanza e dalla trascuratezza dei doveri familiari; l’unione e la stabilità delle famiglie infrante, infine la stessa società scossa e spinta verso la rovina".
(S. S. Pio XI)
PREMESSA
.
I - Azione e Tradizione pone a suo fondamento la piena adesione di fede
e di ragione alla Verità cristiana, espressa dalla Rivelazione ed
interpretata rettamente dal magistero della Chiesa cattolica Apostolica
Romana. Da essa deduce i suoi principì e ad essa intende conformare la
propria azione politica.
II - Azione e Tradizione concepisce il cattolicesimo come servizio a
Dio, Uno e Trino, fonte di nobiltà spirituale, aristocrazia di valori
della vita, bandiera di lotta eroica contro i materialismi di qualsiasi
matrice e sfumatura.
L'UOMO CONCRETO.
III - Alla base della concezione politica di Azione e Tradizione vi é
l'uomo, essere libero, fornito di intelletto e di ragione, creato da
Dio a Sua immagine e somiglianza per glorificarLo sulla terra e per
raggiungere la salvezza ultraterrena. ma l'uomo non é "misura di tutte
le cose", bensì "essere misurato", in quanto l'esercizio del suo libero
arbitrio nell'operare il bene ed il male ha sempre come parametro di
riferimento Dio, Creatore e legislatore dell'Universo.
IV - Azione e Tradizione riconosce che:
a) l'uomo soggiace ad una legge eterna, stabilita da Dio ma ne é
peraltro partecipe, essendo conforme a questa legge la sua più intima
natura;
b) tale legge é etica, quando regola l'atto umano in quanto nasce
dall'uomo ed a questi torna con i suoi effetti; in paritempo tale legge
è anche giuridica poiché regola l'azione umana che si immette nel
contesto societario esplicandovi i suoi effetti;
c) il diritto naturale esprime i valori costitutivi dell'immutabile
essenzialità dell'uomo che nella storia realizza la sua attualizzazione
mercé il variare delle contingenze e delle situazioni;
d) gli ordinamenti sociali devono conformarsi al diritto naturale ed
alla dottrina sociale della Chiesa.
V - Azione e Tradizione respinge le concezioni laiche ed astratte
dell'uomo quali sono state formulate, in particolare, dai movimenti
liberali, marxisti ed in genere totalitari che sempre più vanno
consolidando sistemi in cui la naturalità umana viene coartata da
un'alienante artificialità, spacciata per naturale e liberatrice del
divenire storico.
VI - Azione e Tradizione, al contrario, propugna fermamente la validità
della visione concreta, personalistica ed organica dell'uomo e del suo
habitat societario, tramite cui soltanto é possibile per l'uomo
realizzarsi nella società, per la società, attraverso la società.
VII - Azione e Tradizione combatte, quindi, l'appiattimento
uniformizzante ed innaturale della persona nel formalistico essere
"cittadino" o membro di una non mai ben precisata "classe socio-
economica". Conseguentemente:
a) considera la concretezza dell'uomo risultante - oltre che dal suo
specifico essere personale - dall'appartenenza:
1) ad un popolo, quale storicamente si é andato formando e sviluppando;
2) ai corpi sociali intermedi in cui i suoi interessi si incontrano con
quelli analoghi di propri simili, formando una comunità fisica ed etica
(famiglia, municipio, regione, categoria produttiva locale e nazionale,
ecc.);
b) ribadisce che gli interessi primari degli individui non sono
fondamentalmente di carattere politico, bensì individuali e sociali, a
causa del loro esistere in seno a situazioni ben definite e ad entità
collettive altrettanto concrete.
VIII - Il compito specifico dell'attività politica, pertanto, non
consiste nel definire libertà aprioristiche ed astratte, ma nel rendere
possibile a ciascuno l'esercizio delle libertà in relazione alle sue
vocazioni più alte, al suo destino trascendente ed alla specifica e
particolare concretezza delle situazioni associative (ancorché non
pervenute alla completezza del processo istituzionale) in cui trovasi
calato.
IX - L'ordinamento dello Stato non può e non deve riprodurre gli errori
e gli orrori degli Stati assolutistici, di marca liberale o marxista, di
tipo centralistico. Lo Stato deve incentivare, invece, un giusto
decentramento federale teso alla valorizzazione delle specificità -
anche in senso legislativo - delle varie realtà locali che
costituiscono la sua unità.
X - In queste valorizzazioni e nel senso di continuità, idonea a
vivificare la produttività del presente ed a proiettarsi con esso verso
il futuro, sta la Tradizione, storia viva, perpetuazione di valori
eterni e non già sterile adorazione di morti residui del passato. Non
vi é progresso vero senza tradizione e no vi é Tradizione autentica
senza progresso.
LE LIBERTA' CONCRETE.
XI - Per questo le autentiche ed effettive libertà, ovvero le sfere di
attività di ogni uomo, si determinano sulla base delle situazioni
concrete e d ogni popolo si inquadra nei canoni legali e sociali
prodotti dalle tradizioni particolari. Solo in tal modo si può evitare
l'ingiustizia del trattamento eguale di realtà differenziate e non
uniformabili.
XII - La libertà non può esistere dove vengano violate le leggi di Dio
e dove - sulla base di astratte dichiarazioni di "diritti universali" -
si impedisca all'uomo di realizzare quei diritti concreti che nascono
da certe situazioni storiche, da istituzioni politiche, giuridiche o
semplicemente fattuali, oggettivamente esistenti e di cui egli ne é
parte.
LA SOCIETA' E LO STATO.
XIII - Azione e Tradizione sottolinea la necessità di collocare al
centro della considerazione politica quelle istituzioni sociali ("corpi
intermedi"), che si producono autonomamente - in quanto centri di
interesse e di vita comunitaria - in seno al tessuto connettivo della
società. Intende, quindi, lottare per fare uscire dallo Stato tutti
quegli spazi che esso ha abusivamente occupato grazie all'azione del
totalitarismo, liberale e marxista.
XIV - Azione e Tradizione intende, pertanto, l'attribuire allo Stato
quanto di sua stretta competenza per la "ricostruzione" della società;
per liberare la stessa da tutti i vincoli artificiosi che ne inibiscono
il suo espandersi in sé e nei sui corpi naturali, lasciando la persona
sola e disarmata di fronte allo strapotere dello Stato e delle
istituzioni da esso rappresentato.
XV - La società possiede già una propria vita rispetto allo Stato che,
in sé, si pone naturalmente come istituto destinato a promuovere lo
sviluppo pacifico ed armonico della vita sociale; a garantire i diritti
dei suoi partecipanti; a gestire gli affari di interesse nazionale ed a
coordinare l'azione dei corpi sociali. ma lo Stato non deve confondersi
con la società.
XVI - I corpi sociali devono poter regolamentare ed autogestire la
propria vita, devono cioé essere riconosciuti quali comunità naturali
dotate di propri poteri e non delegati, garantite nella propria
autonomia.
XVII - Le competenze statali devono riguardare:
a) le relazioni internazionali;
b) le relazioni con la Chiesa;
c) la politica economica e finanziaria come alta direzione
dell'economia nazionale in funzione dello sviluppo comune del paese, dei
corpi sociali e delle persone;
d) la politica tributaria generale per garantire le spese di competenza
dello Stato;
e) la difesa nazionale esterna ed interna contro il colonialismo
mondialista;
f) la vigilanza sui mezzi di comunicazione sociale e la pianificazione
generale della ricerca scientifica e tecnologica;
g) l'attuazione delle opere pubbliche che eccedano - per il loro valore
ed estensione - gli ambiti regionali ed i mezzi finanziari delle
regioni e dei municipi;
h) l'attuazione degli elementi fondamentali della politica sociale;
i) il coordinamento degli interessi regionali e municipali con quelli
nazionali;
l) l'incremento, secondo il principio della sussidiarietà, delle
organizzazioni sociali intermedie.
XVIII - Azione e Tradizione auspica che negli organismi di governo si
separino le funzioni tecniche ed amministrative da quelle di
orientamento politico.
XIX - Azione e Tradizione riconosce che la famiglia composta tra uomo e
donna regolarmente sposati é il primario e basilare corpo sociale
affermando, nel contempo, che lo Stato ha l'obbligo di riconoscerle gli
inalienabili diritti naturali ad essa connessi.
ECONOMIA E SOCIALITA'.
XX - Una società strutturata su basi cattoliche deve avere per
obiettivo fondamentale la giustizia sociale ed una redistribuzione dei
mezzi economici.
XXI - Azione e Tradizione respinge sia il capitalismo - fonte di
sfruttamento economico ed espressione di una concezione anticristiana
della vita - sia il comunismo - strumento di tirannide, di povertà
economica, di miseria spirituale - mera sostituzione del capitalista-
Stato al capitalista privato. Sottolinea, inoltre, nel capitalismo
e nel comunismo la comune matrice culturale (materialista), denunciando
il primo come battistrada storico-culturale secondo e, per entrambi,
la riduzione dell'uomo ad indifferenziata unità produttiva.
XXII - Azione e Tradizione:
a) aderisce senza riserve alla dottrina sociale della Chiesa Cattolica,
fondata sul diritto naturale;
b) difende la proprietà privata di fronte allo Stato "Grande Fratello"
del comunismo e la proprietà comunitaria di fornte all'individualismo
liberale. la proprietà, oltre che dallo Stato ed agli individui, spetta
anche ai corpi intermedi (famiglie, municipi, regioni, gruppi
professionali).
XXIII - Azione e Tradizione sottolinea l'esigenza di una politica
agraria che favorisca la proprietà familiare ed incrementi l'iniziativa
cooperativistica, mediante incentivi ed agevolazioni fiscali.
XXIV - L'economia industriale e commerciale deve essere strutturata su
co-proprietà aziendali attraverso la partecipazione agli utili per
coloro che intervengono nel processo di produzione o nel ciclo
commerciale. Una legislazione speciale deve favorire, nei modi più
opportuni, il formarsi di un azionariato popolare che - mirando al
superamento della distinzione tra proprietà e lavoro, tra capitale e
prestazione subalterna - realizzi l'inserimento dei lavoratori nelle
società imprenditoriali. Tuttavia, è sempre preferibile - al fine di
ridurre l'ambito di sfruttamento capitalistico - che anche nel campo
industriale e commerciale si incrementi e si favorisca il formarsi di
cooperative di produzione e di distribuzione.
XXV - L'economia privata deve essere posta al servizio del "bene
comune" mediante piani di sviluppo a livello statale e regionale.
XXVI - Costituendo le banche un servizio pubblico, Azione e Tradizione
propugna l'esigenza di una riforma che sostituisca le banche private
con istituzioni bancarie gestite da municipi, regioni e categorie
professionali. Allo stesso tempo ritiene non più rinviabile la
soluzione del problema del signoraggio mediante la restituzione alla
banca centrale di proprietà pubblica, del potere-dovere di emettere
banconote no gravate da debito.
XXVII - Al lavoratore deve essere garantito un giusto salario minimo
individuale che è tale se e solo se gli consenta di svolgere degnamente
le sue funzioni sociali. In caso di matrimonio, sulla base del salario
individuale deve stabilirsi un più ampio salario "familiare" che
garantisca l'assolvimento dei nuovi contratti del lavoratore, sempre
fatte salve le partecipazioni agli utili aziendali.
XXVIII - Fino a che l'azionariato popolare non avrà sostituito la
distinzione tra capitale e lavoro, i lavoratori devono poter
partecipare organicamente alla gestione aziendale.
XIX - Azione e Tradizione fa proprie le istanze di partecipazione ai
vari livelli della vita pubblica ed associativa che oggi più che mai
costituiscono un'esigenza indifferibile. Al fine di conferire a detta
partecipazione effettività e sostanzialità, ribadisce l'ormai
ampiamente riconosciuta insufficienza del suffragio universale di tipo
democratico-borghese. La concretezza della partecipazione è data da un
lato dal suffragio "per tutti", ma dall'altro lato dall'introduzione di
opportuni meccanismi di "suffragio organico" all'interno dei corpi
intermedi così come pure intersocietariamente superando la sterile
atomizzazione del voto.
XXX - L'organicità della partecipazione, quindi, deve essere estesa
adeguatamente dagli individui come tali e come membri dei corpi sociali
intermedi, affinché tutta la struttura sociale sia articolata in modo
da conferire ad ogni suo componente il ruolo di parte costitutiva ed
attiva di un ordine; di elemento armonizzato di una gerarchia organica
e funzionale.
XXXI - L'autonomia decisionale dei singoli, come delle istituzioni
sociali, non può ledere quei valori fondamentali - individuali e
societari - difesi dalla legge di Dio e dal diritto naturale.
XXXII - L'azione politica di Azione e Tradizione deve orientarsi verso
forme:
a) nazionali, nel senso di trarre la sua indipendenza da centri di
potere internazionali e transnazionali;
b) sociali, in quanto custodi del patrimonio culturale e dei diritti
concreti di quei ceti e di quelle popolazioni italiane che democratici
e marxisti sottopongono ad un'azione massiccia di sfruttamento
economico e spirituale. Azione e Tradizione non dimentica che si è realmente popolari solo
nella misura in cui si partecipa, con l'azione e col pensiero, della
natura e della vita dei popoli.
XXXIII - Azione e Tradizione afferma che gran parte della barbarie
della cosiddetta "civilizzazione" moderna derivi da un progressivo
disprezzo per ogni forma di vita creata e, quindi, per lo stesso
Creatore. Conseguentemente, giudicando l'aborto procurato sempre come
infanticidio volontario, condanna ogni forma di violenza gratuita
contro ogni essere vivente di ogni regno del creato e si batte per la
difesa ed il rispetto dell'ambiente.
XXXIV - Azione e Tradizione evidenzia in modo irrinunciabile
l'impossibilità di compiere alcuna riforma sociale e politica, senza
prima avere preparato adeguatamente le coscienze determinando in loro
un solido rinnovamento. Il momento spirituale é, infatti, propedeutico
e preminente rispetto al momento politico operativo; le riforme
durature e non fondate sulla sabbia, hanno a monte la riforma dello
spirito.