| «Garibaldi era un cialtrone!» Ed il sindaco lascia la piazza…
30/5/2010
BITONTO (BA) - La storia è l’avvenimento: il suo inizio, la sua fine.
Segue poi la storiografia, che sulla storia e sui fatti storici scrive e racconta, discute, all’occorrenza s’accapiglia.
Ieri, presso la chiesa di Cristo Re, a Bitonto, s’è respirato il vento della storia, col suo carico di emozioni e, pure, discussioni.
Al centro della rievocazione, la celebre battaglia avvenuta entro i confini della città tra il 25 e il 26 maggio del 1734, episodio bellico inserito nel più grande contesto della Guerra di Secessione polacca.
La vittoria dell’esercito spagnolo contro gli austriaci determinò l’indipendenza del Mezzogiorno d’Italia e Bitonto, così, ricopre un ruolo di primo piano nelle dinamiche storiche del periodo. In località “la Chinisa”, nome dell’area in cui ha sede la chiesa (e che infatti definisce ufficialmente il luogo religioso, detto appunto di Santa Maria della Chinisa), c’era, durante l’episodio d’arme, la roccaforte della difesa austriaca.
In una parola, degli sconfitti. Ad onorarli finalmente, ecco una lapide scolpita nell’atrio esterno della chiesa, all’insegna della riappacificazione e della memoria storica che mai dimentichi il sacrifico di nessuno.
Un gesto davvero nobile, voluto dall’infaticabile Comitato per la vittoria di Carlo di Borbone e dal Comitato Feste Patronali, in collaborazione con il Comune. Un gesto nuovo, se si pensa che fino ad ora, ogni anno, gli organizzatori hanno deposto una corona di fiori solo presso l’obelisco carolino di piazza XXVI Maggio che ricorda, come noto, la vittoria dell’esercito spagnolo guidato dal generale Montemar.
Dignità ai vinti, dunque, cui “mancò la fortuna, non l’onore”, recita l’iscrizione. Sono intervenuti il sindaco di Bitonto, Raffaele Valla, il presidente del Comitato per la vittoria, Franco Laricchia, il senatore Giovanni Procacci.
Presenti gli organizzatori dell’evento, su tutti il generale Giuseppe Rella e gli studiosi Luciano Gentile, Gaetano Marabello e tanti altri.
Al consueto appuntamento di piazza XXVI Maggio, è poi seguito un piccolo caso diplomatico, a seguito dell’intervento del noto ricercatore calabrese Ulderico Nisticò, tra i maggiori interpreti della storiografia di segno innovatore in merito ai metodi di conseguimento dell’Unità d’Italia.
È ormai opinione comune, infatti, che il Risorgimento, tutt’altro che un movimento popolare, fu in realtà promosso e avviato dalle solite élites borghesi e massoniche del Nord.
L’assenza di scrupoli fu poi tale che esse non esitarono a mettere in atto anche le mostruosità più aberranti per difendere l’agognato scopo, si pensi alle immani distruzioni di numerosi paesi meridionali (previa umana carneficina) o ai veri e propri “lager” (tristemente noto quello di Finestrelle, vicino Torino) in cui internare eventuali ribelli.
Assai condivisibili, dunque, le parole del Nisticò, persino laddove s’è spinto a definire “cialtroneschi” alcuni atteggiamenti di presunti (intoccabili?) padri della Patria come Giuseppe Garibaldi.
Così intoccabili che il sindaco Valla, forse sollecitato da alcuni informatori fermi ad una visione vetusta ed oleografica della storia, si è sentito in dovere di lasciare la piazza.
“Sta insultando Garibaldi, andiamocene!”, ha invitato e intimato il presidente del Consiglio comunale Nicola Tarantino.
Comportarsi così davanti ad un illustre intervenuto alla commemorazione, un professore con all’attivo decine e decine di studi, uno che percorre 400 km per arrivare apposta a Bitonto, non ci è sembrato il massimo del garbo.
Ammettiamo che non si condividano le sue tesi, che abbia persino esagerato nell’esporle, ma che si lasci così poco diplomaticamente il parterre delle autorità e si vada sdegnosamente via ci è sembrato poco rispettoso per il professore.
Terminato l’episodio, ci si è poi spostati presso Palazzo di Città.
Il Comitato ha inteso premiare, come ogni anno, le personalità che più si sono impegnate e distinte nella tutela e nella promozione del Sud: dei suoi valori, delle sue forze, delle sue possibilità di crescita.
Tra i premiati (riconoscimento “L’Alfiere del Sud”, in memoria dello storico Silvio Vitale), la collega della Gazzetta del Mezzogiorno, Marisa Ingrosso; la giornalista della redazione del programma Rai Ulisse, Antonella Montanaro; il promotore della catena di supermercati all’insegna del “Compro Sud”, progetto nato a Catania e via via sempre più diffuso nel Meridione.
Per l'amministrazione comunale erano presenti il vicesindaco, Domenico Damascelli, l'assessore al Bilancio, Nicola Antuofermo, il capo di gabinetto del sindaco, Mimì Pantaleo.
|