| Il mercato degli schiavi.
6/10/2008
Guardate, guardate chi fa affari vergognosamente negli ultimi dieci anni! E’ il nuovo business del millennio appena iniziato; è spuntata un "nuova" gallina dalle uova d’oro: il mercato dei lavoratori.
Le agenzie interinali sono soggetti privati abilitati dalla legge a fornire il servizio di somministrazione di manodopera, per un tempo determinato, a tutte quelle aziende clienti che si rivolgono presso le loro agenzie perché bisognose di lavoratori a buon mercato. Gli aspiranti lavoratori sono disoccupati iscritti nei loro data base i quali, praticamente, accettano di diventare la “merce” che queste agenzie, scambiano con le aziende clienti, a fronte di una tariffa stabilita fra le due parti (cioè, fra l’agenzia e l’azienda cliente). Il lavoratore che accetta di prestare il proprio lavoro in un’azienda specificatamente indicatagli dall’agenzia presso la quale è iscritto, è dipendente non dell’azienda presso cui lavorerà ma dell’agenzia che gli ha procurato il posto di lavoro, sottoscrivendo il cosiddetto contratto di somministrazione di lavoro. E’ l’agenzia che gli pagherà lo stipendio e non l’azienda. Siamo pieni di queste realtà, basta farsi un giro nelle grandi città o semplicemente su internet e ci si rende conto delle dimensioni di questo fenomeno.
In questo modo, l’agenzia ricava offrendo una tariffa oraria superiore a quella che sarebbe se fosse l’azienda a stipendiare il lavoratore, mentre all’azienda, a fronte di questo costo in più, le viene data la possibilità di non avere troppi vincoli col lavoratore, di pagarlo ad ore, di impegnarlo solo quanto e quando egli serve e di eliminare i costi del personale dal bilancio (tipo, reclutamento e selezione del personale, ferie, liquidazione, maternità, tredicesima, straordinari, costi di tenuta dipendente, ecc.), ottenendo vantaggi fiscali in quanto, la tariffa pagata all’agenzia, rientra come semplice costo per servizi e non come salari e stipendi. Praticamente, l’azienda dichiara il costo del lavoratore come se fosse il costo sostenuto per ricaricare le cartucce di una stampante; ecco, probabilmente, come un’azienda considererebbe un lavoratore.
Molte di queste agenzie sono, addirittura, straniere. Considerando che un’azienda difficilmente investirebbe nella conquista del mercato di una nazione straniera, solo per un breve periodo, cosa le garantisce un guadagno di ampio respiro tanto da renderle conveniente un’avventura nel nostro paese? Le garanzie sono due leggi, esistenti in Italia, che permettono loro di svilupparsi, la L. 196/1997 e la L. 30/2003, la prima elimina il divieto assoluto di usare i lavoratori come se fossero una merce, la seconda promuove il lavoro flessibile. Tutto ciò comporta la possibilità per le aziende di aggirare il rispetto dei diritti dei lavoratori, l’espandersi della precarietà lavorativa, la difficoltà per un lavoratore di crescere professionalmente e, soprattutto per queste agenzie, di speculare sull’instabilità del lavoro in Italia. Non so perché tutto ciò mi ricorda i tempi antichi in cui si vendevano gli schiavi al mercato!
Oggi, troppo spesso, gli uomini avvelenano i propri simili per poi vendere loro l’antidoto. Tutti servono a pochi senza scrupoli. Ma come quando le cose utilizzate, prima o poi, si usurano, anche i popoli si usurano e sorgerà l’odio della gente, del quale non c’è tiranno che non ne sia stato vittima.
di Pasquale Marinelli
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